Con Sea-thru si scoprono i ‘veri’ colori dei fondali

Come sono realmente la flora e la fauna del fondale marino? L´oceano ci nasconde le dimensioni e i colori dei suoi abitanti, che appaiono distorti nelle foto e nelle riprese subacquee. Grazie ad un algoritmo di computer vision di recente programmazione ci è possibile definire l´aspetto della barriera corallina se circondata dall´aria, invece che dall´acqua. Si chiama Sea-thru e sfrutta l´intelligenza artificiale per rimuovere l´alterazione delle immagini dovuta all´ambiente liquido.

Come indicato dalle sue creatrici, le ingegnere Derya Akkaynak e Tali Treibitz, a differenza dell´ambiente esterno, in cui la luce attraversa l´aria e raggiunge i soggetti senza distorsioni, nelle riprese sul fondale la fotocamera si ritrova in un ambiente in cui le onde luminose vengono assorbite dall´acqua, non permettendo l´acquisizione di molti colori, come il rosso, il giallo e l´arancione; inoltre le particelle l´acqua agiscono sulle foto, rendendole poco nitide e avvolgendo gli oggetti del fondale in una leggera foschia. Sea-thru opera sulle foto originali, ricostruendone il reale aspetto sulla base di un algoritmo che riconosce il metodo colore RGB-D – rosso, verde, blu – a cui viene aggiunto D, che rappresenta la distanza della camera dall´oggetto. In sostanza, dopo aver ritratto la formazione marina di interesse da tutti i lati e misurato le distanze dalla fotocamera, si inseriscono i dati e le immagini corrispondenti nel programma, a questo punto entra in azione “la magia” dell´algoritmo Sea-thru. La formula analizza attentamente ogni pixel e rimuove le distorsioni di colore e forma causate dall’acqua.

L’immagine risultante è di un paesaggio sottomarino chiaro, a cui apparentemente è stata rimossa tutta l´acqua circostante. In questo modo non solo otteniamo foto limpide e piacevoli, che restituiscono un´immagine veritiera delle profondità marine, ma risulta possibile l´analisi accurata dell´ambiente nell´ambito della climatologia e della ricerca oceanografica, il cui progresso, secondo la dottoressa Nicole Pedersen, ricercatrice dello Schmidt Ocean Institute, “è stato fortemente ostacolato dall´assenza di strumenti tecnologici in grado di processare le immagini” e aggiunge “Sea-thru rappresenta un primo passo verso la giusta direzione”. 

R.V.

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